Un Giardino chiamato "Esperanto"











EUROFLORA 2006 STAND 14/2 - "UN GIARDINO CHIAMATO ESPERANTO" “Incrocio di civilizzazioni, la Persia ha segnato fortemente con la sua impronta i popoli che, migratori o conquistatori, la traversarono. Letteratura ed arti della Persia antica sedussero anche i conquistatori arabi e fecero sentire la loro influenza fin nell’occidente ancora barbaro. Se i Persiani imposero le loro concezioni, occupando l’Altopiano Iraniano essi adottarono con una certa facilità i costumi di coloro che irrompevano nel loro territorio. Sul piano sociale, riflesso di quelli che occupavano il loro paese, proiettarono lontano nello spazio i loro pensieri sottili e penetranti. Così, questo popolo antico, che ha ringiovanito il mondo occidentale, ha saputo conservare la sua individualità specifica. Vecchio d’un’esperienza più che secolare, ha la gioventù di quelli che hanno visto passare, fin da epoche lontane, la lunga sfilata degli uomini sulle strade della terra”. R. PECHERE Prescindendo dalla mia nazionalità italo-iraniana, l’interesse per questo tipo di cultura e per i suoi giardini è nato dalla consapevolezza dell’importanza che ha avuto il modello quadripartito in molte altre culture. In particolare considerazione per l’incidenza che l’Islam ha avuto nel determinarne l’originalità. In funzione della sua origine e del passato storico o dei suoi valori estetici, sensoriali o botanici, il giardino ebbe modo d’essere oggetto delle più svariate interpretazioni. Quella persiana, tra quelle di maggior rilievo, stabilì una tradizione, la cui continuità persiste dai tempi dei palazzi di Ciro il Grande, conquistatore persiano del VI° sec. a.C. Ci si è proposti, quindi, di impostare il progetto “Giardini per sognare”, sui concetti primordiali dei primi giardini persiani, in quanto, già essi erano espressione massima del “paradiso”. La Persia era senza dubbio il solo paese dove si aveva l’abitudine di fare prima un giardino e di metterci poi una costruzione, l’unico paese dove esiste una sola parola per dire giardino e paradiso. Inizialmente i molti modelli di questi giardini (persiani) seguivano lo schema del chahâr-bâgh (quattro-giardini), in quanto rappresentazione dei punti cardinali e dei quattro elementi fondamentali della vita, derivati dall’idea cosmica dell’universo secondo l’antica credenza suggerita dal culto Zoroastriano: acqua, aria, terra e fuoco confluivano in un unico punto, la vasca d’acqua, sintesi della vita eterna. I canoni di questa tipologia di giardino, luogo ideale della contemplazione, devono promuovere e stimolare l’uso ordinato di tutti e cinque i sensi dell’uomo. Le varie specie vegetative assumono la loro posizione ottimale, secondo delle regole compositive, dove niente pare lasciato al caso: il cipresso per la prospettiva, gli agrumi per i loro ornamenti e profumi, la palma da dattero per il suo frutto, nonché i fiori, come il Fior di Loto considerato dopo la rosa, fiore privilegiato del giardino paradisiaco, in questo progetto, scelti tra i piu simbolici. Ed ecco che il giardino offre alla vista lo spettacolo meraviglioso del suo ordine, dei suoi colori e la regolare armonia delle sue linee. All’olfatto porge il profumo delle corolle in fiore, il gusto può deliziarsi della dolce fragranza dei frutti e quanto all’udito, esso è soddisfatto dal gorgoglio dell’acqua la quale costituisce, quindi, la voce del giardino che, nella contemplazione, diviene pura voce di “Dio”. Un Dio da considerare attualmente universale, di tutte le nazioni e riferimento di ogni religione, al di sopra di tutto e di tutti. Proprio come nel grande ambito della comunicazione tra i popoli lo è l’Esperanto, una lingua anch’essa universale, una lingua vivente, artificiale, nata nel 1887 da un ideale di pace, collaborazione e intercomprensione tra gli uomini, l’Esperanto si pone al di sopra di ogni differenza etnica, politica, religiosa, e - proprio perché lingua propria di nessuna nazione e insieme accessibile a tutti su una base di uguaglianza - tutela contro il predominio culturale ed economico dei più forti e contro i rischi di una visione monoculturale del mondo. Proprio per la sua peculiare caratteristica, è stato scelto il titolo di questo giardino che pur su una base culturale, storica, tradizionale di una parte del nostro mondo, vuole essere un messaggio di integrazione sociale, nonché culturale e pacifico. Far conoscere le varie culture del mondo, esaltare le positività delle tradizioni, favorire l’integrazione culturale, al di sopra di ogni differenza etnica, politica, religiosa, proprio come l’”Esperanto”. Il giardino progettato si basa sulla disposizione delle aiuole e delle vasche d’acqua poste su diversi livelli, secondo i canoni prescritti dal progetto. Il disegno è la risultante della scomposizione del quadrato, che ripercorrendo il primitivo impianto del giardino islamico, conduce alla sua lettura minimalista. L’acqua, complemento essenziale ed illustrazione naturale della decorazione architettonica, contribuisce nella sua forma a definire lo spazio geometrico e principalmente assume un valore mistico-religioso, oltre a generare e dare vita allo stesso giardino. Sulla base del progetto e le specifiche generali della descrizione del concetto, il giardino è stato realizzato da un pool di aziende specialistiche, ognuna nel settore di propria competenza. Dall’azienda specializzata nella realizzazione e manutenzione di giardini e spazi verdi, la quale ha effettuato una selezione accurata delle piante che più rispondevano ai requisiti specificati nel progetto, a quella che ha realizzato i rivestimenti: basalto e marmo bianco a cornice delle strutture principali, vasche e aiuole creando effetti cromatici particolari tra chiari e scuri dati dalla materia prima utilizzata che fanno risaltare le differenze di livelli e della quadripartizione. Infine la finitura attraverso la posa delle pareti vetrate e del fondi vasca, l’oro dello specchio fa riflettere le parti adiacenti, vuoi l’acqua che la vegetazione riflessa che ampliano la visione paradisiaca del giardino stesso, che i riflessi accentuati dallo scorrere incessante dell’acqua. Un complesso di situazioni, di movimento di sollecitazione di tutti i sensi dell’uomo armonicamente in una cornice ispiratrice della globalizzazione delle sensazioni, appartenenti a tutti gli uomini del mondo.